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  • Elena Accorsi

L'incanto del rossetto

Dato l’entusiasmo ricevuto dall’articolo sul mascara, io e Viviana Corvaja abbiamo deciso di passare ai rossetti, un altro mondo capace di incantarci per la sua complessità e per la vivacità dei colori.

Il rossetto è un cosmetico quasi privo di acqua, di carattere lipofilo, costituito dai seguenti ingredienti:

1. cere

2. oli

3. burri

4. texturizzanti

5. pigmenti

6. filmogeni


Ma andiamo con calma e prendiamoci il tempo per dire qualcosa su ognuno di loro.


1. Cere

Le cere possono essere alto-fondenti o basso-fondenti.

Le prime contribuiscono a dare rigidità al pastello (lo stick tanto per capirci) e danno un effetto opaco/mat sulle labbra.

È grazie a loro se il rossetto sta in "piedi" e non si scioglie su se stesso, come succede alla torta preparata da Fauna in La bella addormentata nel bosco.


Le basso-fondenti, invece, rendono il pastello più lucido una volta applicato sulle labbra e favoriscono la cessione del prodotto sulle labbra, chiamata anche pay-off.


Pay-off alto -> maggiore cessione di prodotto

Pay-off basso -> minore cessione di prodotto


Inoltre le basso-fondenti, come la cera d’api, sono più flessibili e una volta raffreddate vanno incontro a una contrazione del volume che facilita l’espulsione del pastello dallo stampo.


Le cere possono essere classificate in base alla loro origine: si divideranno quindi in sintetiche (cera microcristallina) o naturali (cera d’api).


Quelle sintetiche rientrano nella definizione di microplastica e, sebbene al momento siano oggetto di una gogna mediatica, il loro impiego è fondamentale per dare solidità al pastello.

Se infatti si utilizzassero solo le cere naturali il rossetto sarebbe troppo morbido e non manterrebbe la sua struttura.

Se vuoi sapere di più su cosa sia una microplastica e sulle sue vicende normative ti consiglio il libro di Beatrice Mautino "La scienza nascosta dei cosmetici" (link in affiliazione).


2. Oli

Gli oli sono classificati come leggeri o pesanti a seconda delle caratteristiche delle codine grasse delle molecole che le costituiscono.

struttura semplificata di un olio: presenta una testa idrofila e una coda idrofoba


Più è lunga la codina e sono presenti doppi legami o ramificazioni, maggiore è la viscosità dell’olio.

La tipologia dell'olio condiziona di molto la resa del rossetto. Infatti, se si impiegano soli oli leggeri con un indice di spalmabilità molto alto, questi spingono il pigmento lungo le pieghe e le rughette attorno alle labbra.

Il risultato è un brutto effetto estetico in cui il "codice a barre" viene addirittura enfatizzato. L’olio quindi non deve essere troppo leggero.


Fortunatamente le cere alto-fondenti riescono a controbilanciare molto bene questo effetto, evitando una migrazione esagerata degli oli leggeri e la sbavatura del rossetto.


3. Burri

Come per le cere esistono burri alto e basso fondenti. Entrambi vengono impiegati per dare maggiore o minore rigidità alle cere che sono le componenti strutturali più importanti per il pastello.

Poiché hanno una temperatura di fusione prossima a quella corporea, concorrono a dare la sensazione di morbidezza.


4. Pigmenti

Sono l’anima del rossetto; il pigmento una volta colpito dalla luce visibile ne assorbe una parte mentre la restante viene rimandata indietro e viene percepita dai nostri coni e bastoncelli.


Quando parliamo di luce ci riferiamo a una porzione dello spettro elettromagnetico visibile all'occhio umano. Questa porzione è compresa tra i 400 e i 700 nm. Al di sotto dei 400 nm si entra nel campo dell’ultravioletto, mentre sopra i 700 nm si entra nell’infrarosso.

I pigmenti più tradizionali sono per esempio gli ossidi del ferro, di colore rosso e arancio, che però non danno un colore particolarmente brillante. Insomma, fanno subito Gwyneth Paltrow in Sliding Doors.

nessuno rimpiange i rossetti anni '90


Altri pigmenti, come i coloranti Red28 o Yellow5, combinati con determinati substrati sono talmente brillanti da produrre fenomeni di fluorescenza.

Questi pigmenti assorbono le radiazioni ultraviolette e le riemettono nel visibile dando fluorescenza, come quello che vedete nella foto.

Infatti è il substrato inorganico a modificare le proprietà ottiche del pigmento.

immagine presa dal blog di Cliomakeup


I substrati inoltre, permettono di disporre di colori vivaci e luminosi e a volte anche più stabili.


5. Texturizzanti

Sono fondamentali per rendere la stesura del rossetto gradevole. Inoltre possono aumentare o ridurre il pay-off a seconda della loro struttura molecolare.


6. Filmogeni

I filmogeni prolungano la persistenza del colore nel tempo e questa azione viene chiamata long-lasting.

Agiscono disponendo gli ossidi dei metalli (come l'ossido di ferro) su un solo strato, esattamente come fa il filo di una collana nell'allineare le perle.

Se la posizione in cui si trovano gli ossidi resta ordinata, il colore risulta più brillante.


Se nella prima parte dell'articolo abbiamo parlato degli ingredienti, nella seconda parte passiamo alla pratica.

Ora parliamo di stampi e prodotti!


Colaggio

Uno dei momenti più delicati nella produzione dei rossetti è la fase di colaggio perché determina l’effetto finale del pastello ma anche la sua stabilità a lungo termine.

Il rossetto viene prodotto sciogliendo a caldo tutti gli ingredienti che abbiamo citato nello stesso modo in cui si scioglie il burro a bagnomaria durante la preparazione di un dolce.

Una volta ottenuto un liquido omogeneo e denso viene colato negli stampi.


Il colato raffredda abbastanza velocemente un po’ perché lo stampo è a temperatura ambiente o refrigerato, e un po’ perché si tratta di un volume abbastanza piccolo. Dopo il colaggio il rossetto è pronto per uscire dallo stampo e il termine tecnico per descrivere questa azione è "sticcare" il rossetto.


Durante questa fase tutti gli ingredienti si distribuiscono per formare un reticolo ordinato in cui ogni molecola si ordina in una posizione equidistante dall’altra.


Se qualcosa va storto durante il raffreddamento, gli oli, soprattutto quelli più leggeri, hanno facilità a slittare all’esterno del pastello. Quando ciò accade sembra che il rossetto stia “sudando” e questo fenomeno viene chiamato cristallizzazione secondaria.

Immagine presa da Mustafa Varcin via Linkedin


Un altro indice di cristallizzazione secondaria indesiderata è la formazione di una patina biancastra sulla superficie esterna del pastello. Il velo bianco è dovuto all’affioramento dei burri che non sono riusciti a unirsi in modo omogeneo alle cere.

Altre volte ci accorgiamo di una cristallizzazione indesiderata perché percepiamo sulle labbra dei granelli duri come la sabbia.


Lo stampo

Lo stampo può essere in metallo o in silicone.

La differenza fra le due tipologie la si osserva nel modo in cui i due materiali raffreddano il colato.


Il metallo, che ha una spiccata capacità nel condurre del calore (in questo caso del freddo), raffredda il rossetto in breve tempo (“breve” per un formulatore è un tempo sempre relativo), ed è pronto per essere sticcato.


Lo stampo in metallo si presta anche a un riempimento in due fasi con 2 colati diversi. In questo modo si ottengono dei bellissimi stick multicolore.

Lo stampo in silicone, invece, fa raffreddare il colato più lentamente perché conduce il calore in modo meno efficiente. Di contro però si riesce a sticcare molto bene il pastello una volta raffreddato.


Sullo stampo in silicone, grazie alle innovative tecniche di stampa, si riescono a creare dei rilievi molto fantasiosi; sarebbe impossibile cesellare il metallo in modo così personalizzato dati i suoi costi proibitivi.


Primer

I primer hanno la funzione di migliorare la performance del rossetto che viene applicato dopo. In quali termini? Prolungando la durata del rossetto sulle labbra. Infatti, i primer sono costituiti da una buona parte oli appiccicosi e allo stesso tempo filmanti che hanno lo scopo di trattenere lo strato di rossetto colorato che viene applicato dopo. Una specie di mordente insomma.

Anche la resa del colore viene migliorata se si applicano prima i primer. Avete presente quando volete colorare le pareti di casa con un colore vivace? Per prima cosa dovete dare una mano di bianco che permetta di neutralizzare lo sfondo della base prima di colorare. I primer cercano di fare una cosa simile: attenuano il colore delle nostre labbra per far si che il rossetto colorato possa essere più brillante.


Top Coat

Se i primer li applichiamo prima del rossetto, esistono anche prodotti, i top coat, che sono destinati a essere applicati dopo, anche se non sono così diffusi. Sono costituiti da agenti che compensano alcuni difetti dei prodotti a lunga tenuta, come la secchezza o la resa finale. Infatti, possono rendere lucido un rossetto mat. Per evitare che il top coat si mescoli col rossetto sopra al quale è stato applicato, viene formulato con oli non miscibili tra di loro.

Uno dei primi prodotti con quest’uso è stato il Maxfactor lipfinity.

Maxfactor lipfinity: prima si applica il colore e poi una volta asciutto, il top coat trasparente


Effetto

L'effetto lucido o opaco non dipende tanto dal colore scelto ma dagli oli che sono stati impiegati e da alcuni texturizzanti. Se si vuole creare un effetto lucido si scelgono oli più pesanti, mentre se si ricerca l’effetto opaco si impiegano oli più leggeri.

In alternativa è possibile aggiungere polveri come il talco, la silica o il caolino per enfatizzare l’effetto opaco.


L’effetto luminoso invece è dato dalla mica (che può essere colorata o incolore) o dal borosilicato che aumentano la riflessione della luce.


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